4.3.08

era tutto più chiaro
oggi, era tutto più nitido

l'aria persino profumava
e aveva di tanta tersa
precisione le insegne
sul volto: il filo di un sorriso.

il mondo persino rallentava
e aveva negli occhi
le immagini lente e chiare
dei volti dei passanti

l'idea persino limpida si faceva
e aveva nella mente
l'impressione di un inutile
olistico senso del tutto

anch'io
stranamente
mi sentivo
piuttosto bene.

5.3.07

Andando grande
(dì bene...
dì meglio...)
ho con-preso
il senso.

Ho fatto spazio
e assiemati
sette respiri
e sette dolori.

Alla fine
ero proprio
soddisfatto di me.


Etichette:

30.8.05

SONO LE UNDICI, GUARDA

sono le undici, guarda
ho raccolto in giro la mia incertezza,
il pesce è stato tutta la notte
a testa in giù, l'hanno trovato
stamattina, che galleggiava -
anche le donne sono andate
a fargli visita, ma non era più là,
ha detto un tipo
che l'hanno portato via -
ed io sono qui a coccolarmi
il dolore che mi hai regalato,
se potessi udirne l'urlo
ma sei lontana.
E' una giornata che frigge
di movimenti, i rami potati
sono pieni di germogli, c'è
il signor Capra che imbianca la casa,
c'è un rinascere e una presenza nuova,
come al solito c'è un gran cantare
di uccelli e il prato son tutte margherite,
potessi vederlo, ma sei lontana
mi parlerai, buongiorno e buonasera
e mi farebbe piacere se rimanessimo
amici, e scommetto che non torni
e son qui ancora a rimestare il trascorso -
anche se ho letto la poesia di Giotti,
stamattina e un po' di Marquez,
per non pensarci perché il tempo, forse
è ancora tanto o quello, e allora
avanti, mettiamoci la cravatta che è quasi ora,
su
che oggi è Pasqua
(hanno detto che si sente
che è da qualche parte, che è tornato,
io sto fermo, ascolto...


22.3.04

NON ERA COME PENSAVAMO NOI

Non era come pensavamo noi,
che giocavamo con le biglie di vetro
e pensavamo come macchia la terra
sulle nostre polo bianche.

Non sapevamo che aveva Gaia
il sapore dei sepolcri e
l'odore annerito delle buche,
di un giorno sospeso tra il prima - e il poi.

Assorti a guardarci le mani
ci sfuggiva il colore e il segno
del tempo che passava, ma il tempo
era foglia sempreverde e fiori eterni.

Eravamo come le lente file di insetti,
inconsapevoli di vita linee che mutano
e si rideva, come ride il germoglio
nel nostro giardino incantato.

Nel nostro giardino incantato,
era dell'acerbo amore il profumo, per
nascondersi fra i tigli vociando
di incantesimi cromati e magìe.

Alla brezza vespertina leggera
del tramonto, ch'era sempre presagio
di nuovi spazi e cominciamenti,
a dire nuove canzoni, e poesie.

Non era come pensavamo noi,
che ci si riuniva nella grotta
cogli attorcigliati corpi nostri
alla scoperta dei primi umori.

Quando accadde eravamo in cortile
a giocare. Più tardi, era scuro,
sapemmo che non eravamo più bambini.



28.1.04

POESIA SEGRETA PER LUCILLA
(La sera, sul greto del fiume, abbracciati, tremanti...)


Tutto era preparato da mesi.
Al cenno dei tuoi occhi sereni
capimmo che era giunta la sera.
La sera.

Uscimmo scivolando come sospesi
nel giardino segreto. Mi freni.
Mi guardi, sei luce sul greto.
Sul greto.

Mi guardi e rivedo il Bisenzio:
noi siamo gli amanti assetati
preda del vento, del rombo del fiume.
Del fiume.

Invocàte dal rito del nostro silenzio,
le ombre notturne, gli spettri fatati
ci cingono, ci vogliono abbracciati.
Abbracciati.

Nel giro eterno del tempo compresi:
ogni volta t'incontro, Lucilla, tu vieni.
A parte di tanto segreto, volgemmo tremanti
tremanti

gli occhi, le mani. E insieme...


23.6.03

HIENN - L'INFLUSSO
La Fontana

di Lucilla Gaspari


È qui che il tempo si placa,
qui dove l'orizzonte degli eventi finisce
e inizia un nuovo influsso, freccia
dello spazio che qui si piega e poi comincia il viaggio.

Sotto queste chiome sorprese -ma il cuore sapeva
essere di quercia- si distende la quiete
e il riso del vento e la profonda saggezza
della terra convergono nel guardiano.

Qui il lago riposa nel grembo del monte, nell'ombra
di mani dischiuse sboccia la benedizione del cielo
e il silenzio è sì forte e solleva
il cerchio della fonte che sgorga dal mio cuore.

Qui vengono gli amanti nella pioggia
a cercare gioia e il frutto della pace;
e qui la luce s'incontra con la luce
e il luminoso nell'oscuro si fonde
e infine tutto tace.

12.2.03

non ho più voglia di lavorare oggi

non ho più voglia di lavorare oggi
voglio solo pensarti
pensare a quando giri gli occhi mentre ti bacio
alle tue dita sottili
a quando sento la tua anima mentre mi abbracci
forte
pensare che se dovessi raccogliere
tutte le cose belle, dolci e innamorate
che mi hai scritto e detto da quando ci conosciamo
non basterebbe un libro
- e mi dispiace sarebbe un libro bellissimo:
non dici mai nulla per caso.
voglio pensare a quando giri gli occhi mentre ti bacio
e che non mi hai mai deluso
e che ogni giorno il tuo squillo e' arrivato
ogni giorno il tuo pensiero ha indugiato lieve su di me
voglio pensare che mi ami
e che non ho mai avuto nessuna come te
e che solo oggi capisco cosa vuol dire
sai
ho capito che non ci stanchiamo mai di essere in due
di correre insieme dappertutto tenendoci per mano.
allora vieni qui vicino che voglio dirti una cosa:
non ho piu' voglia di lavorare oggi, amore
voglio solo pensare a quella sera a Prato
che freddo faceva in riva al Bisenzio (o era l'Ombrone?)
e che tutta tremante ti ho baciata e non ricordo
dove fuggivano i tuoi occhi
che io li avevo chiusi
e che tutto tremante ti ho baciata
e mi presentivo dentro,
come qualcuno che abbia a lungo vagato,
di essere finalmente arrivato a casa.

26.11.02

io ti vorrei quieta come il desinare nel mio parchetto

io ti vorrei quieta come il desinare nel mio parchetto.
tutto intorno i miei alberi sono in primavera, i grandi alberi:
il panchetto, l'ostreone, il falardo pungente, gli manca
il tuo solitario guardiano, che qui non sfigurerebbe.
il vento mi muove i suoni, m'insinua i sottili profumi.
io mi giaccio col giornale aperto e l'amica pipa, m'infumo.
mi sono ospiti i conosciuti vecchietti, siamo in comunità
d'istinti, ci conosciamo senza cenni e parole a distanza,
son coppie antiche e silenti, sono il nostro traguardo comune.
anche gli uccelli non vedo eppure: li senti. si danza.

m'infumo. e mi chiedo se non sia questo che vado cercando,
e non nel mio tempo che credo d'aver perso se non mi affanno
nelle passioni, nelle ore mai cominciate del grande abbuffo,
ma nel tempo di tutti o nell'unico tempo, mi sento
partècipe di una vita non mia, che mi trascende e mi ignora.
sono come attraversato da tutto, e mi scopro che altro non chiedo
che d'essere ancora lasciato lì, ma per un volgere indefinito,
tra i miei vecchietti, tra alberi e uccelli suonatori, bel bello.
siccome le nuvole scoprono il sole, ti vedo infine nella luce,
intorno ad una fonte, in un simile pratello.

così tu sei per me, anima gentile, il tutto ed ogni cosa che permane;
m'attardo, imbocco la pipa, non mi dispiaccio di lasciarla sfumare.

quarto bug
(morte per acqua)

Tu hai nelle dita il seme terreno del tuo sangue.
Lo scopersi nel terrore di una notte di follìa
quando te ne stetti pallida, gli occhi anneriti,
gridando l'odio al mio tenero esorcismo.
Ti adagiai tra i morbidi panni e passai l'acqua
al tuo profilo. E vidi nelle tue dita il sangue,
e lo sentii sbattere dal cuore affannato e stanco.
Ma solo il seme amaro e non dà frutto.
Ho in serbo per te, fertile, un rivolo d'acqua verde .

(da Quattro bug nei miei sogni)
Alessio Saltarin, notte tra il 29 e il 30 ottobre duemiladue

terzo bug
(metafora)

Non entro nemmeno nell'inizio di queste cose,
non le comprendo, me ne ritiro, come chi sta
nell'uscio col cappotto ancora in mano
e vorrebbe che non lo s'invitasse ad entrare,
vorrebbe solo un sorriso di sfuggita nel chiedere,
magari, del sale o un ciuffo di salvia, ma veloce,
che debbo rientrare in casa e preparare la cena
e mi si scusi del mancato preavviso e mi si lasci
subito dopo andare. Lo straniero del pianerottolo,
a volte suona due volte e, col cappotto in mano,
ci chiede un mazzo di prezzemolo, una cipolla,
ossequioso ma veloce, che la sua cena
deve preparare.

(da Quattro bug nei miei sogni)

secondo bug
(appuntamento)

Hai alternato la scossa del pianto al sorriso
quando, la trascorsa vissuta insieme estate,
avesti negli occhi la pudica speranza di un nuovo,
puro e definitivo cominciamento. Abbiamo noi
fatto del tutto il nostro meglio per ucciderne il sogno,
impegnati nell'orgoglio del solito giro di vento silvano.
Quando, infine allontanàti abbiamo capito,
si contavano ahimé troppi i passi tra noi.
Ci siamo dati appuntamento sul colle di Mompiano.

(da Quattro bug nei miei sogni)

primo bug
(il lume)

Senza un'estate di parole mi accosto al mio lume,
e ho fatto tutta una raccolta di emozioni
come se stessi silente a guardar con me di queste stelle
ed io mi fingessi placato di tali ed altre, le mie,
le nostre cure.

Ho fatto tutta una raccolta di emozioni
e le ho scritte su un foglio di carta vecchio
immaginando di riderne insieme.

Alla prima acqua, scrosci,
mi si dilingue l'inchiostro e invano
sarà tutto il nostro sforzo di ricordi.

(da Quattro bug nei miei sogni)


lucilla

E' notte. Il giardino e' tutto un ansimar di lucciole.
La Luna, che timida pare da un'ininterrotta
coltre di nubi, rischiara il foglio dove scrivo.

E' notte. Si sente anche stanotte il grido
acerbo dei gufi. Non esiste che un a'ncora
di salvezza per il solitario scrittore, e tu non esisti.

E' notte. E' notte persino nella biblioteca polverosa
dello zio, dove rimarranno chiuse, sparse, queste rime.
Rimarranno: per poterci sognare un po' sopra, ad occhi aperti.

Le lucciole amano il buio del mio prato
perche' in esso risplendono meglio. Anche tu,
Lucilla, sei una piccola luce e risplendi
nell'immensita' nera del mio abisso.

non un giorno d'estate
(dal sonetto 18 di William Shakespeare)

La LUCe che e' causa del rinascere di natura e vita,
dei nuovi colori che con se' porta l'Estate, ora vacILLA.
Ma non posso compararti ad un giorno d'Estate:
tu sei piu' amabile e piu' temperata. I venti estivi
spazzano le selvagge praterie ed improvvise tempeste
sconvolgono le acque e la terra. Troppo caldo e' il sole
e spesso il cielo e' offuscato d'afa: il bello declina.
Ma la tua Estate eterna non disfiorera', Lucilla,
ne' si allenteranno i nodi che stringono la tua dolcezza:
nemmeno potra' la Morte vantarsi di averti fra le Ombre
finche' la luce della tua bellezza sincera vivra' tra queste righe
e queste righe continueranno a dare ad essa la Vita.

epifania della diade

Ed io chi sono? Sono forse l'Alfa ed il Limite,
colui che ascolta l'Essenza del Silenzio.
Io sono la nuova Stagione e la fine dell'Inverno.
Ecco, io sono la fine del sogno, l'Omega.
(Intuisco nei tuoi lineamenti, quando da lontano ti miro,
la Verita' delle parole che 'l Vento mi suggeriva:
scorgo la tua sincera bellezza ed il radioso sorriso,
ed i tuoi occhi, che ben conoscono il sogno ma non la Vita.
E pure mi tengo lontano da tanta, sconosciuta meraviglia
poi che ho paura d'infrangerne il confine o scoprirne
il segreto. Mi basta indugiare su queste vane parole
che domani raggiungeranno i tuoi occhi e, forse, il tuo cuore.)

arrivo di lucilla dopo lungo viaggio
(riti di convocazione)


ho demolito un muro, di pezzo piccolo,
per te, a mo' di pertugio.
tu sei.
accolta nei meandri, hai dovuto lasciarti
cadere, io
ho accarezzato le tue paure, le ho riposte
nello sgabuzzino bianco,
le ho riposte accanto alle mie.
ho misceltato i tuoi dubbi, li ho messi -
avevo una piccola scatola bianca nello sgabuzzino -
li ho messi lì, accanto al mio sgomento.
eri tu,
eri tu, amore?
che vagolavi nella notte perduta,
presagivi la stella,
non ti han detto della nostra comunione?
hai sopportato il devasto
ti sei messa in cammino
come chi sposa la frontiera nuova
per il sogno di una terra da coltivare
senza voltarti
hai dato il mio nome ai tuoi passi.
non disconosci il tuo ignoto
(eri tu,
eri tu, amore?
che mi suggerivi il nome)
hai detto i tuoi quattro addii
e sei partita.
quando mi dissero del tuo arrivo
avevo i mattoni sul balcone.
passerà, mi dicevo,
passerà dal pertugio, di pezzo piccolo,
l'accoglierò,
deciderà la luce nel mio giardino buio.
per noi,
ho gettato le chiavi dello sgabuzzino bianco.
non ho rimapianto.